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ASSOCIAZIONE
AMICI DELL'HOSPICE DI SIRACUSA

CONVERSANDO CON...LAURA TARTAGLIA

Conversando con Laura Tartaglia - Amici Hospice Siracusa

Quando è buio e fa freddo è il titolo del libro – un’opera prima – scritto quasi per caso da Laura Tartaglia, medico palliativista di origini trapanesi e trapiantata a Palermo ormai da diversi anni. Nel capoluogo siculo, Laura svolge la sua professione di medico nel team della Samot Palermo e si occupa di assistenza domiciliare ai malati terminali.

Medico e scrittrice: una duplicità che ha incuriosito gli Amici dell’Hospice, al punto da scegliere Laura Tartaglia come ospite e protagonista del tradizionale “Conversando con…” di Pasqua che si è svolto nell’androne dell’Ospedale Rizza di Siracusa il 6 aprile, a partire dalle ore 18.00.
Quando e buio e fa freddo è un noir, un romanzo frutto di un laboratorio di scrittura creativa cui Laura ha partecipato senza troppe aspettative né velleità di scrittrice, attingendo a una misteriosa storia delittuosa avvenuta in Via Cortellaro a Palermo, strada in cui risiede. Voci, accenni, racconti che Laura ha riunito per dare corpo al suo romanzo, scandagliare le profondità dell’animo umano e, grazie ai suoi protagonisti, trascinare il suo lettore in una vicenda in perenne e precario equilibrio tra luce e oscurità, tra verità e menzogna, tra detto e non detto. Finzione e realtà s’intrecciano e trascinano il lettore, tra intrighi ed eventi inaspettati, verso un epilogo sorprendente.

Al di là del libro di Laura Tartaglia – che, come per ogni “Conversando con…” in Hospice rappresenta uno spunto, un punto di partenza – la sapiente guida di Giovanni Moruzzi e di Giusy Digangi conduce gli intervenuti in un viaggio nella fragilità umana, avviando una riflessione che parte dal “freddo” e dal “buio” del titolo del libro e va oltre quella che non è solo una condizione materiale (assenza di fonti di calore e di luce), ma metafora del vivere in cui l’oscurità con il suo gelo spesso ci avvolge e ci risucchia, nutrendosi delle nostre paure e della nostra solitudine. 

Accadono cose strane in via Cortellaro, di notte, quando fa freddo. Lo sa bene il professore Minardi, scrittore di racconti per bambini che dal suo studio verde inglese spia un’infermiera che abita con la madre malata nel palazzo di fronte al suo. Lui, testimone inconsapevole, non sa ancora che la vita di lei sarà per sempre sconvolta da una lettera fattale recapitare dal padre morto anni prima.

Come medico palliativista, Laura sperimenta ogni giorno il buio e il freddo che accompagna i momenti di fragilità dei suoi pazienti. Quelle che ci racconta sono storie di coraggio, di forza e vitalità, ma anche di dubbio, incertezza e rassegnazione. 
Come riesce a a non farsi catturare dal dolore, a non farsi inghiottire dagli abissi in cui spesso la malattia precipita chi ne è affetto? Chi fa assistenza domiciliare entra dentro la vita delle persone, dentro le loro case, dentro relazioni familiari i cui equilibri spesso vacillano o si sgretolano, sperimenta difficoltà, indifferenza, disperazione, incomprensione, separazione, perdita ma anche unità, amore incondizionato e speranza. La sua professione le fornisce un punto di osservazione privilegiato, ma il confine tra empatia e simpatia rischia di diventare ogni giorno più labile. Se la prima è una leva fondamentale per svolgere la sua particolare professione, la seconda è un ostacolo. E sono proprio i suoi pazienti, con i loro difficili vissuti, ma soprattutto con la loro determinazione, a fornirle la bussola necessaria a orientare il suo percorso, per non superare quel confine oltre il quale si rischia di perdere se stessi e non essere più di aiuto agli altri. 

Chi di noi, in un momento qualsiasi della propria vita, non ha sperimentato quella sensazione di gelo che paralizza e trascina sempre più giù, nel buio più profondo, di fronte a un accadimento, una notizia inaspettata, a una perdita, una decisione presa o da prendere?
Laura, nei suoi momenti di buio, ha trovato conforto e calore nella scrittura, nel fluire delle parole e nel loro diventare storie, frase dopo frase, paragrafo dopo paragrafo, pagina dopo pagina. 
Un “Conversando con…” che ha intrattenuto, stimolato il confronto e che ha messo tutti noi di fronte al “buio” e al “freddo” delle nostre vite. Senza dimenticare, però, che, se lo cerchiamo, possiamo sempre trovare quel calore e quella luce di cui abbiamo bisogno per andare avanti.

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